Manutenzione dell’AR.Drone 2.0

Oggi ho fatto un po’ di manutenzione al mio “vecchio” AR.Drone 2.0: ho sostituito la croce centrale, il corpo principale (quello con le due telecamere) e tutti gli alberini e gli ingranaggi. Ora questo drone è come nuovo a parte forse il motore anteriore sinistro che sembra fare uno scattino anomalo quando lo si gira a mano (ma in volo appare tutto regolare).

Ho in effetti compiuto un brevissimo volo di prova in giardino, tanto per controllare d’aver rimontato correttamente le eliche. È incredibile quanto questo drone sia “ballerino” e più difficile da controllare del nuovo Bebop. Non me lo ricordavo proprio così: è proprio vero che al meglio ci si abitua subito!

A conferma di questa differenza di stabilità e manovrabilità Academy mi segnala che con AR.Drone 2.0 ho avuto 85 incidenti su 178 voli (per un totale di 11 ore e 40 minuti), mentre con Bebop ho avuto un solo incidente (stupido, aggiungo io) su 31 voli (al momento con Bebop ho accumulato 1 ora e 56 minuti di volo).

Manutenzione dell’AR.Drone 2.0

Prima prova in campo aperto del Bebop

Questa mattina sono finalmente riuscito a provare il nuovo drone Parrot Bebop in campo aperto. Per pilotarlo ho utilizzato lo SkyController con un Apple iPad 4. L’applicazione FreeFlight 3, come già avevo intuito da brevi voli nel giardino di casa, è ancora da migliorare e manca di importanti funzioni: tanto per dirne una sul display non vengono visualizzati i dati telemetrici (che invece appaiono se ci si connette direttamente in HDMI allo SkyController). Il segnale sonoro di avviso di batteria scarica viene emesso direttamente dallo SkyController, ma il volume è un po’ troppo basso. Per questo motivo in un’occasione non mi sono accorto che suonava ed il drone è atterrato autonomamente in mezzo ad un campo (nulla di grave a parte la scarpinata nel fango per andarlo a recuperare).

Ho provato a volare sia con le due batterie ufficiali da 1200 mAh che con alcune batterie da 1500 mAh dell’AR.Drone 2.0: nella mia prova le batterie da 1500 mAh sono durate meno di quelle da 1200 mAh in barba ad ogni logica. È però possibile che non fossero ben cariche perché non le utilizzavo da diversi giorni. Ho anche il dubbio che FreeFlight 3 non valuti correttamente il livello di carica delle batterie da 1500 mAh (in AR.FreeFlight 2 bisognava cambiare un’impostazione quando si usavano le batterie da 1500 mAh al posto delle classiche da 1000 mAh, ma questa impostazione in FreeFlight 3 non c’è). Comunque la durata delle batterie è di poco meno di 10 minuti.

La portata del Bebop controllato dallo SkyController è notevolmente maggiore di quella dell’AR.Drone 2.0 controllato direttamente dall’iPad. Oggi ho provato ad allontanare il drone da me, pur mantenendolo nel mio campo visivo, ed ho calcolato d’essere arrivato a circa 350 metri di distanza e a circa 50 metri dal suolo (AR.Drone 2.0 fatica ad allontanarsi più di 30 metri). A questo punto l’indicatore del segnale sullo SkyController dava un solo LED acceso su quattro ed il video sull’iPad cominciava a subire una notevole latenza. Non mi sono fidato a spingerlo più lontano anche perché lo vedevo appena come un puntino nel cielo. Per farlo tornare mi sono affidato alla funzione “Home” che ha svolto bene il suo lavoro. Queste prove sono state effettuate rispettando le disposizioni di legge per l’Europa, ovvero usando il canale 6 nella banda a 2.4 GHz con una potenza limitata a 100 mW. Probabilmente alcuni resteranno delusi, ma a me pare una portata notevole rimanendo in sicurezza e con contatto visivo.

Oggi non c’era vento ed il Bebop ha risposto perfettamente ai comandi. La mia sensazione è che sia notevolmente più stabile dell’AR.Drone 2.0, anche se è vero che sapendo che costa quasi il doppio il mio stile di pilotaggio era assai prudente. Resta il fatto che ho volato per 45 minuti senza un solo crash (anche se ho sfiorato leggermente i rami di un albero, come si vede nel video qui sotto, ma per fortuna senza alcuna conseguenza). Sto prendendo la mano con il pilotaggio non assoluto e devo dire che, dopo lo spaesamento iniziale, non mi ci trovo poi così male. Finirà che, se e quando torneranno ad implementare il pilotaggio assoluto anche in FreeFlight 3, non lo vorrò più usare.

In conclusione a mio parere il nuovo Bebop con SkyController supera la prova perché è piccolo, piacevole da usare e rispetta le leggi sui droni da svago (pesa meno di 500 grammi e rispetta la regolamentazione in materia di emissioni radio). L’applicazione di controllo FreeFlight 3 (almeno nella versione iOS che ho provato io) ha invece ancora molte lacune che spero verranno presto colmate.

Prima prova in campo aperto del Bebop

La fotocamera di Bebop

In attesa di condizioni meteo adatte ad un volo di prova decente ho voluto fare alcune prove per meglio comprendere la fotocamera frontale del nuovo drone Parrot Bebop. Con questa camera si possono acquisire filmati in Full HD oppure scattare fotografie singole o anche sequenze di fotografie in timelapse.

I filmati sono stabilizzati in modo eccellente già in tempo reale da Bebop ed inoltre è possibile scegliere attraverso il software di controllo come spostare l’inquadratura del drone. Per ottenere questo risultato la fotocamera di Bebop riprende in realtà un’immagine in fisheye ad alta risoluzione (3288×4608 pixel). È il software di controllo di Bebop ad estrarre da questa grande immagine una porzione più piccola per il video Full HD (1920×1080 pixel). Sfruttando i dati degli accelerometri a bordo del drone il centro di questa porzione di immagine e la sua rotazione vengono variati per adeguarsi alla posizione della fusoliera in modo da stabilizzare così la ripresa. Da ultimo l’immagine viene modificata per eliminare le tipiche distorsioni degli obiettivi fisheye.

Quando si scattano delle fotografie con il Bebop queste possono essere di tre diversi formati a seconda delle impostazioni del software di controllo. Se si sceglie di scattare fotografie in JPEG con il Bebop in modalità video queste hanno una dimensione ed una qualità simile ai filmati (1920×1088 pixel, in effetti) e subiscono il processo di “raddrizzamento” delle distorsioni del fisheye.

Fotografia in JPEG mentre si registra un filmato.
Fotografia in JPEG con il Bebop in modalità video.

Se invece le immagini JPEG vengono scattate con il Bebop in modalià foto il campo inquadrato è un po’ maggiore ed anche la dimensione della foto (4096×3072 pixel). Per contro la distorsione del fisheye viene solo parzialmente corretta.

Fotografie in JPEG con il Bebop in modalità foto.
Fotografie in JPEG con il Bebop in modalità foto.

Infine è possibile scattare le fotografie in formato DNG. In questo caso, sia che Bebop si trovi in modalità foto che in modalità video, le fotografie appariranno come escono dalla fotocamera, alla massima risoluzione (3288×4608 pixel) e senza alcuna correzione.

Fotografia in formato DNG.
Fotografia in formato DNG.
La fotocamera di Bebop

Bebop vs AR.Drone 2.0

Il mio primo drone è stato il Parrot AR.Drone 2.0 che utilizzo ancora con soddisfazione. Da pochi giorni ho acquistato anche il nuovo nato in casa Parrot: il Bebop. È per me quindi naturale fare un raffronto tra questi due modelli.

Bebop è più piccolo di AR.Drone 2.0 (come ben si vede nella foto qui sotto) ma pesa un po’ di più (390 grammi contro i 380 grammi di AR.Drone 2.0). In effetti la sensazione che si ha tenendolo in mano è di un drone più massiccio con solo una piccola parte della fusoliera in polistirolo (materiale che invece compone per la quasi totalià l’AR.Drone 2.0).

Anche le eliche del Bebop sono più piccole di quelle del precedente modello e sono a tre pale. Le nuove eliche sono fissate direttamente all’albero del motore elettrico e non più tramite una coppia di ingranaggi. Il fissaggio è garantito da tre viti, ma per smontarle e rimontarle non è necessario agire su queste viti ma basta utilizzare un apposito attrezzo in dotazione. Nella confezione è compreso un set completo di eliche di ricambio. Le nuove eliche hanno un semplice sistema (un perno ed un foro) che impedisce di montare quelle che girano in senso orario al posto di quelle che girano in senso antiorario. L’inversione delle eliche, con conseguente cappottamento, è difatti uno degli errori classici di chi le sostituiva nell’AR.Drone 2.0.

Le batterie in dotazione al Bebop sono 2 da 1200 mAh. Con ogni batteria si può volare per poco meno di 10 minuti mentre occorre circa un’ora per ricaricarle. Lo SkyController usa le stesse batterie e ne ha anch’esso 2 in dotazione (ma qui una carica permette quasi due ore di utilizzo). Purtroppo vi è un solo caricabatterie in dotazione.

Il Bebop ha un pulsante per l’accesione e lo spegnimento nella parte posteriore. Lo stesso pulsante permette il reset del drone. Questo piccolo drone ha incorporati diversi sensori per la navigazione ed anche un ricevitore GPS (anche AR.Drone 2.0 può essere equipaggiato di GPS, ma come accessorio esterno). Bebop ha una scheda madre molto più potente di quella di AR.Drone 2.0 dotata di una memoria interna da 8 GB per salvare foto e filmati (che invece sull’AR.Drone venivano registrati su chiavetta USB o sul modulo GPS). La scheda madre può scaldare molto e quindi alla base del Bebop vi è una piccola ventola di raffreddamento. La base del drone dopo un uso prolungato può in effetti diventare molto calda ed è quindi meglio afferrarlo sempre dall’alto.

Il vero punto di forza del nuovo Bebop rispetto all’AR.Drone 2.0 è però la sua nuova fotocamera frontale (la fotocamera inferiore è simile a quella del vecchio drone e serve solo per la stabilizzazione). Questa fotocamera, nativamente da 14 Megapixel, permette di realizzare filmati in Full HD (1920×1080) a 30 fps stabilizzati in modo perfetto direttamente dal processore del drone in tempo reale. È anche possibile modificare l’inquadratura dei filmati in modo che il drone inquadri verso il basso o verso l’alto, o anche verso sinistra o verso destra.

Bebop vs AR.Drone 2.0